AGROALIMENTARE
Diritto al cibo. Lo sviluppo sostenibile a partire dai sistemi agroalimentari
Andrea STOCCHIERO (a cura di), GCAP Italy, Roma 2019, pp.143
scheda a cura di Giampiero Bianchi

E’ un Rapporto di monitoraggio sull’applicazione, in Italia, dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile: un “programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, tra cui il nostro, con ben 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile” che i vari governi si sono impegnati a raggiungere entro il 2030. 

In realtà Agenda 2030 dà seguito ai risultati dei precedenti Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals), sempre delle Nazioni unite e rappresenta obiettivi su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame, salute e benessere, lavoro dignitoso e crescita economica, contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. Questi Obiettivi comuni’ - sottolinea il curatore Stocchiero di ENGIM internazionale sono fra loro strettamente legati e non possono essere affrontati singolarmente”; essi inoltre sono “comuni” e riguardano cioè tutti i Paesi e tutti gli individui, nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Il Rapporto, realizzato da una Organizzazione italiana di “lotta alla povertà” è dentro un progetto più ampio dell’Unione Europea, cofinanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e si compone di 6 parti.

Il diritto al cibo (capitolo I) già incluso nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948 viene qui visto in una visione più ampia, legato alla sicurezza alimentare ma anche orientato alla difesa dei più deboli come le donne, i piccoli contadini, i gruppi sociali più svantaggiati e vulnerabili; l’obiettivo in sintesi deve essere di realizzare politiche tra loro coerenti.

Il successivo (capitolo II) affronta invece il tema del diritto al cibo e alla salute, come strettamente legati tra loro: quale alimentazione, che tipo di valori nutrizionali, come battere la malnutrizione cronica e questo anche in Italia, paese dove vivono 5 milioni di poveri e dove il 24 % dei bambini è in sovrappeso, e dove ci sono forti differenze territoriali.

Viene poi analizzato (capitolo III) il tema del diritto al cibo in relazione al rapporto tra commercio e agricoltura, un settore strategico già segnato da profonde diseguagliane dove oggi, pur sottoposto a gravi turbative per lo scontro tra Stati, si devono ristabilire, secondo l’A., delle più sane priorità ad esempio senza danneggiare i piccoli produttori, cui resta solo una parte minima del prezzo che il consumatore finale paga per il cibo. Segue il tema della finanza internazionale (capitolo IV) per la quale il cibo è solo una merce come le altre, oggetto quindi di speculazioni: un mondo senza controlli né tassazioni significative; ad esempio dal 2008 il prezzo delle principali materie prime è aumentato del 183% senza mai sostanzialmente discendere.

La parte successiva (capitolo V) affronta il tema delle grandi migrazioni dall’africa e dall’Europa, molto legate, contrariamente a quello che si pensa, ad una scarsa attenzione dei governi di quei paesi ad uno sviluppo rurale equo e sostenibile; lavoratori che trovano poi in Italia, spesso, situazioni di sfruttamento e di pericolo per la propria salute.

Infine (capitolo VI) si cerca di dare a queste riflessioni una prospettiva politica invitando a costruire uno stretto rapporto tra democrazia e governo sostenibile delle politiche per il cibo e per i diritti umani: e questo sia in ambito locale che globale

Un Rapporto quindi che, pur nell’analisi dei singoli aspetti, invita gli operatori del sistema agroalimentare ambientale ad un approccio più generale e sostenibile dei temi e dei problemi del settore.