L’intervista
Raccolta firme a gonfie vele e con il vento in poppa
di Fabrizio De Pascale

Prosegue, in tutta Italia, la raccolta firme della Uila per presentare al prossimo parlamento due proposte di legge in materia di genitorialità e welfare. Ne parliamo con il segretario generale Stefano Mantegazza che, instancabile, continua a chiamarmi la domenica mattina…

Allora segretario come procede la raccolta firme?
A gonfie vele e col vento in poppa! È incredibile e quasi commovente l’impegno che, in tutta Italia, i nostri militanti stanno mettendo in campo. Abbiamo già raccolto migliaia di firme e ovunque registriamo un grande interesse dei cittadini e una forte attenzione anche da parte delle istituzioni locali.

Qualche esempio?
Hanno firmato le nostre proposte il presidente della regione Basilicata Marcello Pittella, i sindaci di Bari, Taranto, Molfetta, Ravenna e di altre decine di comuni, tanti assessori e consiglieri comunali…

Accidenti! Complimenti…
Bisogna anche dire che questa iniziativa si sta sviluppando con il grande supporto di tutta la Uil. Lo scorso 30 novembre abbiamo raccolto centinaia di firme a Roma alla manifestazione “Una breccia nella legge Fornero” organizzata dalla Confederazione per sensibilizzare il Governo sul tema delle pensioni. E poi, hanno firmato le nostre proposte tutti i componenti della segreteria confederale, a partire dal segretario generale Carmelo Barbagallo.
Ancora complimenti! Ma ora cambiamo discorso e parliamo della situazione economica e sociale del paese e dell’Europa. Come si chiude il 2017?
Il 2017 si chiude con un paradosso: dati alla mano, l’economia, sia italiana che europea, non è mai andata così bene da quando c’è l’euro ma, contemporaneamente, anche la disuguaglianza sociale è cresciuta ai suoi massimi. Una condizione analoga, ha osservato qualcuno, a quella che caratterizzò l’epoca storica antecedente la prima guerra mondiale.

Addirittura…
Per capire questo paradosso occorre guardare bene dentro i dati della crescita per vedere che, nel nostro paese, l’occupazione che è stata creata è in gran parte precaria e che i salari sono rimasti sostanzialmente invariati o addirittura sono diminuiti.
Vittime di questa situazione sono le persone più povere che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Oggi chi perde il lavoro si ritrova con un assegno Naspi che si riduce drasticamente, a partire dal 4° mese, impedendo alle persone di far fronte alla gestione ordinaria della famiglia; inoltre le politiche attive del lavoro sono completamente bloccate, quindi chi esce dal mercato del lavoro è penalizzato due volte.

Cosa propone la Uila?
Noi vogliamo cambiare questa situazione: chiediamo che la Naspi non abbia più nessun “decalage” e che sia garantita per 24 mesi una tutela di almeno mille euro per chiunque perda il lavoro e che non ci sia, sulla Naspi, una penalizzazione contributiva ai fini pensionistici.
Salvo sorprese dell’ultima ora, la prossima legge di bilancio prevede l’utilizzo dell’Ape sociale anche per i lavoratori stagionali e inserisce operai agricoli e addetti alla pesca tra i lavoratori con mansioni gravose. Non è quello che chiedete con la vostra proposta?
Sicuramente è un primo e importante risultato che va nel senso delle nostre proposte ma non basta. Noi chiediamo anche di mantenere l’assegno Naspi costante per 24 mesi e di eliminare il tetto alla contribuzione figurativa. Solo saldando quanto prevede la nuova legge di bilancio con le nostre proposte sarà possibile, per chi si trova nella drammatica condizione di perdere il lavoro a pochi anni dalla pensione, di andarci comunque a 61 anni, aggiungendo 2 anni di Naspi e utilizzando l’Ape sociale per 3 anni. Ma soprattutto, per quanto riguarda l’Ape sociale, noi chiediamo che diventi strutturale e perpetua nel tempo e che si abbassi da 30 a 20 anni il requisito contributivo per accedervi.

È possibile fare un bilancio del primo anno di applicazione dell’Ape sociale?
Si, è molto facile, purtroppo... L’Ape sociale non è andata oltre lo spot elettorale del governo che parlava di un “ponte verso la pensione” per chi perdeva il lavoro a 63 anni. Un flop certificato dai numeri: dal 1° maggio 2017, quando è entrata in vigore, non è stato ancora pagato neppure un assegno, lasciando in attesa persone in difficoltà che speravano di poter attraversare quel ponte.
Questo è successo a causa di ritardi nei decreti attuativi, criteri di legge di accesso molto severi e interpretazioni ancor più restrittive da parte dell’Inps. Una situazione che, comunque, consentirà solo a poche migliaia di persone di essere ammesse al beneficio per il 2017, a dimostrazione di un sistema che, così come è stato immaginato, non funziona e che occorre cambiare nel senso da noi indicato per estenderlo nel tempo e ampliarlo a più beneficiari.

Parliamo della proposta di legge sulla genitorialità. Cosa direbbe per convincere a firmarla?
Nuovi dati dimostrano quanto la nostra proposta sia in questo momento di straordinaria importanza e validità. L’Istat ha certificato, per il 2017 un saldo negativo, tra chi muore e chi nasce, di 200.000 italiani. Il che vuol dire che, malgrado nessuno se ne sia accorto, nel 2017, da un punto di vista demografico, una città come Padova è sparita!
Ciò dimostra che le politiche di sostegno alla genitorialità non funzionano, che diminuiscono le potenziali madri, anche perché molte di loro rinunciano a fare figli proprio per la difficoltà di conciliare il lavoro con l’esigenza di cura dei figli, mentre aumenta la popolazione anziana.
Una situazione allarmante che riguarda tutti perché è evidente che il nostro sistema di welfare con sempre maggiore difficoltà riuscirà a sostenere una popolazione sempre più anziana.

Quindi?
Quindi se non si invertono questi indicatori demografici, il paese dovrà tagliare ulteriori opportunità di welfare, dalla previdenza alla sanità. Quindi, la vera sfida è quella di costruire, come previsto nella nostra proposta di legge, delle politiche che tutelino di più le coppie giovani e le donne lavoratrici che decidano di avere figli e i loro mariti che vogliano stare più accanto ai nuovi nati.

Si è fatta una certa e devo andare a pranzo. Una conclusione prefestiva?
Desidero innanzitutto ringraziare, di cuore, tutti i militanti della Uila per il lavoro straordinario che stanno facendo. Scorrere la pagina facebook “Due firme per far bene al mio paese” e vedere le foto dei nostri gazebo, con tante facce sorridenti e tanti cittadini stringersi intorno a noi è per me una grande soddisfazione e motivo di orgoglio. Auguro a tutti delle buone feste e di raccogliere ancora tante e tante firme per far bene al mio paese.