L'INTERVISTA
La democrazia ai tempi di Trump: tanto tuonò che piovve
di Fabrizio De Pascale

Mi aspettavo la solita intervista sui temi del lavoro o della previdenza, con la solita snocciolata di cifre e raffronti e invece trovo Stefano che mi accoglie con una considerazione lapidaria e nefasta: “tanto tuonò che piovve! E temo pioverà ancora a lungo. Ci vorrà forse una generazione prima di tornare a rivedere il sole”. Sono elettrizzato…

Fabrizio. Scusa Stefano ti senti bene? Cosa ti sei fumato stamattina? Di cosa parli?
Stefano. Come di cosa parlo? Guarda cosa è successo negli USA. Lavoratori, commercianti delle piccole città e contadini indebitati delle zone rurali si sono sentiti minacciati dalla precarietà a cui li condanna un sistema di concorrenza spietato. E, impauriti da ciò che accade hanno votato un candidato con idee assurde, sessiste, razziste e autoritarie, che predica un nazionalismo duro, insulta i suoi avversari, disprezza le donne e usa le minoranze come capro espiatorio delle difficoltà del paese.

F. Oh Santo Dio. Stefano calmati!
S. Non fumo ma a volte, forse, non farebbe male…

F. Procediamo con ordine. È evidente che la vittoria di Trump rappresenti un autentico “cigno nero”, un evento che nessuno riteneva possibile (con poche e autorevoli eccezioni) fino a un giorno prima e che, però, il giorno dopo, sono tutti pronti a spiegare… Ma vedi così nero il nostro futuro?
S. Il rischio di un mondo a lungo avvolto nell’oscurantismo balza agli occhi se sommiamo il rafforzamento di molti regimi autoritari in giro per il mondo con la reazione alla globalizzazione. In Cina e Russia sono in vigore regimi autoritari. La Turchia scivola sempre più verso il fascismo con l’Europa che fa finta di niente mentre anche al suo interno si registrano pericolose derive in quella stessa direzione, vedi l’Ungheria…E poi penso ad altri paesi come Polonia, Francia e Olanda dove il rischio che prevalga lo stesso populismo nazionalista che ha vinto negli USA e in Gran Bretagna cresce di giorno in giorno.
È chiaro che le scelte democratiche dei cittadini vanno rispettate ma non si può negare che in America ha vinto il voto dei bianchi contro la paura del declassamento, contro le minoranze, l’immigrazione e la cultura multietnica, contro la spinta ugualitaria dei neri e degli ispanici.

F. Beh però non esagerare, la Gran Bretagna è pur sempre la culla della democrazia…
S. Si però la notizia che più mi ha impressionato in questi giorni è stata la prima pagina del giornale inglese Daily Mail che ha bollato come nemici del popolo, con tanto di foto come fossero criminali, i tre giudici che hanno rinviato al Parlamento l’ultima parola sulla Brexit.

F. In effetti, è da molto tempo che penso che i media si siano trasformati da organi di informazione in attori “occulti” della politica, dove occulto non è il nome della testata ma il ruolo che esercitano, influenzando l’opinione pubblica.
S. Anche i media cavalcano l’onda del populismo più becero e della reazione contro la globalizzazione, l’immigrazione e l’apertura delle frontiere. Un atteggiamento che favorisce i partiti anti-sistema e alimenta la demagogia di tanti populisti.

F. Purtroppo, però, è una tendenza universale e trasversale perché negli USA, tutti i media si erano schierati contro Trump ma sono stati travolti lo stesso…ma torniamo a noi e cerchiamo di andare oltre il tuo pessimismo cosmico. Perché, secondo te, in tutto il mondo, sta crescendo questa ondata populista?
S. Perché le istituzioni e i partiti che hanno governato il mondo in questi anni non sono riusciti a gestire la globalizzazione in modo che non facesse danni. L’eliminazione delle barriere doganali, la libera circolazione delle persone e delle merci fa crescere, come sempre è stato dagli albori dell’umanità, la ricchezza complessiva del mondo. È la strada naturale del progresso ma la politica non ha saputo governare le disuguaglianze che si sono create sul versante del lavoro e, soprattutto, non riesce a gestire le imponenti migrazioni in atto da un continente all’altro.

F. E qualcuno ne approfitta...Non ti sembra paradossale che 20 anni fa i nemici della globalizzazione erano i giovani “no global”, prevalentemente di sinistra (te lo ricordi il popolo di Seattle?) mentre oggi è la destra reazionaria a cavalcare questo tema?
S. Esatto. Vedi Trump, Le Pen, Farage, Salvini, Grillo che danno risposte di grande effetto a chi perde il lavoro, al tramonto dello stato sociale, a chi vive l’immigrazione come una minaccia. Sono risposte false e impercorribili ma che offrono, almeno in teoria, una alternativa allo “status quo”.

F. Alternative e risposte che invece i partiti attualmente al governo e le istituzioni non sono state in grado di dare…
S. Esatto. Non hanno saputo trovare le soluzioni sociali ed economiche capaci di rassicurare chi si sente sotto attacco. Non hanno saputo rispondere a questa rivolta, basata sull’identità, che riporta le democrazie ai tempi oscuri del nazionalismo trionfante.

F. Cosa vedi nel futuro dell’Europa?
S. L’UE non ha previsto né la Brexit, né la vittoria di Trump; è divisa tra interessi contrapposti, bloccata in un rigore monetario che produce disoccupazione e povertà; è vissuta dai cittadini come un nemico, come vuoi che vada a finire?

F. Intendi dire “a rotoli”? Certo se stamattina restavo a casa ci guadagnavo qualcosa sul piano dell’umore…
S. Non tutto è perduto amico mio, a patto che l’Europa cambi rapidamente la sua politica economica.

F. Oh! Finalmente cambi tono e torni a pensare positivo… E in Italia?
S. Il governo Renzi sembra stia timidamente riscoprendo il dialogo sociale. È la strada giusta per combattere i populismi, mi auguro non sia troppo tardi... Certo partiti di governo e parti sociali devono essere consapevoli che siamo in una nuova era che esige politiche diverse, capaci di parlare ai bisogni e alle speranze delle persone anziché alle loro paure.

F. Anche il Sindacato?
S. Si. Anche la nostra proposta politica va adeguata. Il sindacato difende con successo i lavoratori sotto attacco (Almaviva è l’ultimo caso evidente), stimola continuamente il governo a ridurre le disuguaglianze e a mettere più soldi in tasca alle persone (la legge di stabilità in discussione ne è un esempio lampante). Ma dobbiamo andare oltre, definire soluzioni innovative per i grandi problemi di oggi che sono diversi da quelli di ieri.

F. per esempio?
S. La globalizzazione porta a deindustrializzare alcune aree e a introdurre un forte dumping salariale. Il protezionismo e la reintroduzione dei dazi doganali, presentati come soluzione, aggraveranno i problemi anziché risolverli. Il nostro compito è dare risposte alternative per difendere le nostre produzioni, per evitare che interi settori industriali chiudano o che milioni di persone siano pagate con i voucher o lavorino in nero.
E ancora, dobbiamo trovare delle soluzioni all’avanguardia in grado di coniugare la necessità di ridurre le tasse e garantire a padri e figli uno stato sociale e la tutela della salute. Veramente qualcuno pensa che basti eliminare la legge Fornero?

F. Comincio a capire quello che dici…
S. Pensa al dramma dell’immigrazione. Come garantire l’accoglienza, evitando che gli immigrati restino in una gigantesca area di parcheggio a spese della collettività e, contemporaneamente, rassicurare i cittadini impauriti da questo flusso in costante aumento? La soluzione non è certo quella di lasciarli affogare come urla qualcuno ma è del tutto evidente che quelle fornite finora non sono risposte sufficienti.

F. In buona sostanza pensi che la gente non ne può più e va dietro al primo cantastorie che passa mentre, dall’altra parte non arrivano le soluzioni necessarie.
S. Esatto. Il sindacato, le forze riformiste devono avviare una profonda riflessione. Va trovato un nuovo linguaggio per tornare a parlare al cuore della gente che oggi chiede, sì, di abbattere lo status quo ma che non sono razziste. Ma soprattutto vanno trovate le politiche giuste. Insisto su questo tema e ti faccio io una domanda: sono gli accordi commerciali e l’immigrazione a far calare salari e occupati o è soprattutto colpa dell’introduzione di nuove tecnologie? E in questo caso quali soluzioni tiriamo fuori dal cilindro?

F. Bella domanda…
S. Il Sindacato italiano ha avuto la capacità, in passato, di offrire risposte giuste a grandi problemi; dobbiamo ritrovare quella capacità e costruire unitariamente proposte innovative di carattere politico ed economico per affrontare e risolvere in maniera positiva nuove contraddizioni che fino a pochi anni fa non esistevano.

F. Si è fatta una certa… Come chiudiamo questa intervista?
S. Intanto con una certezza. Il paese rappresentato da Obama, Clinton e Kennedy è ancora il mondo che diventeremo. La vittoria di Trump può solo ritardare questo processo. Il sindacato può e deve però fare molto in questa direzione proponendo un modello di società ispirato all’equità e alla sostenibilità, che tenga sempre al centro l’uomo e i suoi diritti e che scelga con coraggio di cambiare l’Italia, l’Europa e il Mondo. E poi ti regalo una canzone di Vecchioni.

F. Ancora Vecchioni! Ma conosci solo lui?
S. No ma ogni tanto ci sta…

F. E allora che ci dice il poeta…
S. Che “questa maledetta notte dovrà pur finire perché la riempiremo noi da qui di musica e parole”…